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È l’anno del #Wearable, ma il boom ancora non c’è stato [con fumetto]

[UPDATE] Questo articolo è di Agosto 2014, nel frattempo:

Rimane quindi valido quanto scritto di seguito a suo tempo

L’orologio di Apple, iTime, sarà presentato a dicembre (per qualcuno anche a settembre con iPhone 6), e sarà l’evento che chiuderà l’anno del Wearable. Etichetta con la quale ci si riferisce ai dispositivi indossabili.

Il dispositivo Wearable più chiacchierato dell’ultimo periodo sono stati certamente i Google Glass, che ancora non sono in vendita, ma il prezzo proibitivo che si porteranno dietro e i dubbi sulla gestione della privacy altrui ne hanno raffreddato l’entusiasmo dell’attesa.

Ha riscosso invece maggior successo la tecnologia da polso: Smartwatch e Smart Band (o braccialetti intelligenti che dir si voglia) hanno stimolato la fantasia di molti, soprattutto di chi è cresciuto tra gli anni ’80 e i ’90 guardando film e leggendo fumetti dove la tecnologia è sinonimo di un futuro dove tutto è possibile.
La prospettiva rivoluzionaria della tecnologia indossabile ci dà l’opportunità di vivere questo futuro ora. Almeno sulla carta.

Infatti, per quanto l’entusiasmo per questa tecnologia sia certamente contagioso (io per primo sono affascinato dagli orologi smart) ci sono dei fattori che ne frenano il successo definitivo. Vi sarete accorti sia sulle spiagge o comunque guardandovi intorno che il boom che ci si aspettava per quest’ anno non c’è stato?

Prezzo e obsolescenza

La tecnologia Wearable costa. Il Pebble (recensione in italiano), lo smartwatch di maggior successo finora, costa 150€ in versione plasticone e 250€ in versione style. Stesso prezzo dell’italiano I’m Watch, il quale però mi da l’aria di essere una cinesata, spero mi smentiranno i possessori.

Quindi, un prezzo elevato che si affianca ad una obsolescenza quasi immediata. Pensate al Galaxy Gear di Samsung per il quale l’attesa era diventata quasi spasmodica: per una volta la casa coreana è riuscita ad anticipare Apple nella continua lotta dei due colossi sul campo dell’innovazione.
Siamo già alla seconda versione, Gear 2, e i dati riportati da Business Korea a fine 2013 parlavano di appena 50.000 unità vendute dal lancio. Un flop.

Inutilità apparente

Chi possiede o comunque è un estimatore della tecnologia Wearable ci parlerà sicuramente della possibilità di monitorare i propri valori biometrici, ed in particolare il controllo del sonno. Elementi affascinati, ma interessanti più per un nerd o un professionista sportivo che per la gente comune, alla quale al massimo strapperanno  un waooo!.

Si tratta di una tecnologia acerba che indipendentemente da quanto utile possa essere, non è qualcosa che la gente in genere sente come bisogno. Non ancora almeno.

Una recente ricerca condotta da Brilliant Noise e la piataforma di social listening Brandwatch ha analizzato circa 8 milioni di discussioni sulla tecnologia wearable. Di queste otto milioni di mention solo l’8% esprime un sentiment di qualche tipo sul tema della tecnologia indossabile (6% positivo e 2% negativo) – suggerendo uno scarso interesse tra la gente.

Ci sarà un motivo se Nike ha smesso la produzione di Fuelband per concetrarsi su app come RunKeeper, Nike+ Running e Strava Run, che offrono varie features per pianificare e mappare la propria attività sportiva.

Dovremmo imparare a controllare l’entusiasmo

Per quanto ancora il boom che si aspettava non ci sia stato, la tecnologia wearable in poco tempo entrerà a far parte della nostra vita, dovremo soltanto imparare a controllare l’entusiasmo.

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