Archivio Mensile: luglio 2014

google+-joke

Google+ è L’Antisocial Network?

Questo articolo è lunghissimo, davvero, un sacco. Se non avete tempo per leggerlo dovreste salvarlo per dopo, perché è veramente molto interessante. E’ la traduzione di un articolo di Chris Abraham, postato il 23 luglio su SocialMediaToday.com.

Ho deciso di tradurlo perché racchiude buona parte della mia opinione su Google+, e che è un po’ in controtendenza rispetto al pensiero dominante che circola in Italia nell’incoscio collettivo dei Social Media Cosi e del quale l’articolo di Skande dal titolo volutamente provocatorio, Il fallimento di Google Plus,  è un buon riassunto.

Riepilogo breve per chi ha fretta

C’è sicuramente una sottocultura di fanatici di Google+ che tratta Google+ come un forum piuttosto che come un social network, la maggior parte delle persone che lo ama invece lo usa, in sintonia con Michael Reynolds, come “fonte di contenuti, ispirazione, e comunicazione” – più come un feed reader quindi, un posto dove stare al passo con mentor, creativi, influencer e opinion leader. Ma per la maggior parte della gente, Google+ è una rete antisociale.

Antisocial Networking Service

Antisocial Networking Service Nelle ultime settimane ho quasi esclusivamente scritto su Google+: Google+ on its third birthday e How to be a Google+ success. E adesso, eccovi il mio terzo articolo. Il primo articolo era uno speranzoso ma disilluso sguardo nella città fantasma conosciuta come Google Plus. Il secondo una risposta alla pressione degli appassionati utenti di G+ che professavano l’amore per la loro comunità online, Plus. Sostenendo che ci fosse un ricchissimo, creativo, appassionante magico giardino segreto nel profondo di Google, in sintonia con pre-AOL USENETThe WELL. Ma alcuni di loro non erano nemmeno online nel periodo di massimo splendore per queste Community (e sono quel genere di persone che sicuramente non troverete mai nelle community di appassionati come possono essere  i forum Adventure Riders o Motorbrick).
Riprendo in questo post le parole già postate in How to be a Google+ success, del mio amico e collega Ike Piggot:

Io credo veramente che uno dei problemi di Google Plus è che non sia “nato organicamente”. C’è stato presentato come una risposta a una domanda che nessuno stava facendo. Non ha avuto un periodo di gestazione, e per questo sembra artificiale. Come un piccolo bambino Androide, per mancanza di definizione migliore.

Virtual Online Community

Negli anni ’90 o nei primi anni duemila quando le comunità virtuali erano nuove sul web, tre libri definivano le community online (e io vi raccomando di leggerli per intero):

Mentre i primi due riguardano esplicitamente lo sviluppo delle community online in generale, il terzo trattava l’emergente comunità online del sistema operativo Linux,  della sua natura distribuita, asincrona, della sua creazione, crescita e manutenzione.

Serve un Villaggio per innalzare una Metropoli

C’è una cosa su cui tutti e tre gli autori sono d’accordo, riprendendo il mio amico Ike: le migliori comunità crescono organicamente dal basso, da zero, sviluppandosi da piccoli villaggi virtuali in più grandi e robusti paesini, e poi ancora in grandi Città.
Le comunità più efficaci e persistenti partono piccole e poi crescono secondo le esigenze e gli interessi dei suoi membri. Pensa Londra non Parigi; New York e non Los Angeles; San Francisco e non Washington D.C.. E perfino Parigi, conosciuta per essere stata pianificata, ha messo radici come Ile de la Cité; e Washigton ha messo radici prima in Georgetown e Alexandria.

Il piano è semplice: inizia piccolo e riconoscibile e poi vedi se le prime dieci persone possono attrarre 100 persone della stessa specie, che possono attrarne altri 1000, e così via.

Anche Facebook ha umili (anche se attezzose) origini

Perfino Facebook ha adottato questa strategia lanciando Facemash, decidendo che non avrebbe funzionato, quindi lanciando Thefacebook.com solo ad Harvard e poi estendendo la sua portata a Stanford, Columbia e Yale; l’Ivy League e le scuole di Boston, poi altre università negli Stati Uniti, Canada, quindi all’estero in UK, Messico, Porto Rico, Isole Vergini – ma rimanendo limitato ai membri con indirizzi mail .EDU, incluso, presumibilmente, alumni.
Perfino Facebook ha adattato le sue app, algoritmi, priorità, e attrazioni basandosi su quello che ha imparato dagli utenti conquistati rapidamente in giro per il mondo.

Hello World! It’s Me, Plus!

Google+ non ha fatto una cosa simile. Ha invece imposto se stesso, dall’alto verso il basso, lanciandosi da solo tra le braccia dei suoi 540 milioni di iscritti, fossero utenti di Gmail, YouTube o qualsiasi altro servizio che richiede un indirizzo Google per l’accesso.
“Ecco qua, bambini. Giocate!” potrebbe essere quello che ha pensato Google. Cosa che ho sempre sentito come una forzatura – tipo la pressione delle mamme sui loro bambini più carini allo scopo di farli portare con se i bambini più imbranati, “dai Gmail, porta con te il tuo fratellino Plus e considererò l’idea di comprarti la macchina quando farai sedici anni” o “Forza YouTube, non può unirsi anche Plus al pigiama party con le tue amichette?”.

La luce alla fine del tunnel è.. Facebook?

Odio ammettere di essere un fanboy di Facebook o addirittura comparare i due, ma mi piace raccontare alle persone che Facebook è più vicino a un’esperienza pre-morte come mai ne avrete prima di morire.
Perché? Beh, si dice che le persone con un esperienza pre-morte è come se attraversassero un Tunnel, alla fine del quale vedono passarsi d’avanti agli occhi la propria intera vita e sono grati a chiunque abbiano mai conosciuto. Stessa cosa con Facebook. Ognuno è lì.
Quando vi imbattete in Google+, non c’è nessuno. G+ ha fallito perfino il Test di Swerdloff di buon Social Network online:

“Ci sono ragazze carine? Se la risposta è negativa, non ne avete bisogno. Se ci sono, io non riesco a vederle. Se le ragazze carine compaiono si vedranno anche i ganci che le tirano dentro, e i ganci che tirano i loro ganci, ecc., ganci da per tutto.
Se le ragazze carine NON compaiono, voi avete un network più carino. Si, questa è la ragione per la quale Google+ è più intellettuale. Intellettuale e vuoto è comunque vuoto.”

Testa e cuore, poi spirito

Io sono stato nel consiglio direttivo di una Chiesa Episcopale (siamo chiamati Vestry) e uno degli aspetti più importanti del far crescere una comunità di fedeli – o qualsiasi club dello stesso tipo – passa attraverso attrazione, seduzione, e ritenzione. Ogni domenica, vogliamo selezionare due membri dei Vestry che fisicamente coinvolgano ogni nuova persona che voglia venire in chiesa per le prime volte. Allungare la mano, dire ciao, offrire una prospettiva diversa e rispondere a ogni domanda.

Io sono un “punto blu” quando prendo parte al Renaissance Weekend e questo significa che l’ho fatto per un po’, so cosa sto facendo, ho la fiducia della comunità, sono generoso, e posso probabilmente aiutare chiunque abbia una domanda.
Online noi chiamiamo queste persone facilitatori, moderatori e manager. Questi sono essenziali ovunque (tranne Facebook dove ognuno di quelli che conosci c’è già) e sono palesemente mancanti su Google+. Si tratta di affondare o nuotare. O l’ottieni o “semplicemente non ottieni Google+”.

Quanto non è cool parlare di Second Life nel 2014?

Mi sento come la prima volta che sono atterrato su Second Life: “Cosa faccio adesso?”.
Con entrambe le piattaforme, Google+ e Second Life, solo nel momento in cui scrivo un articolo lungo e critico – come quello che ho scritto su Second Life anni fa su AdAge, Twitter è quello che Second Life non è: leggero, economico e aperto (e questo è il motivo supererà il ciclo di sovraesposizione) – arriva la cavalleria con suggerimenti, trucchi, consigli, e aiuti per andare avanti, all’infuori del kit di default, invitandoti in club cool e trandy, gallerie, eventi, e perfino qualche discussione carina (si, anche quello è realmente Kurt Vonnegut). La stessa cosa succede, mentre parliamo, su google+. Ma è come diventare un visitatore di Parigi, molti stranieri si sentono abbandonati e molti Parigini sono felici di abbandonare.

Google ha forse fatto una copia “plus” di A Porte Chiuse di Jean Paul Sartre?

Buttare le persone in una stanza vuota senza guida e amore è antisocale. Accogliere i neofiti nelle discussioni consigliando le persone da seguire attraverso un automatismo magico è antisociale. Non spiegare chiaramente cosa siano le cerchie e come usarle è antisociale. Creare un layer social che incoraggia a usarlo come  un feed reader simile all’ormai defunto Google Reader è antisociale. Non permettere ad applicazioni di terze parti come Instagram, Foursquare, e altre, di postare automaticamente sul proprio profilo Google+ è antisociale. Costruire una cultura di biasimo, suggerendo una mia incapacità nel comprendere Google+ è antisociale. Creare una community che richiede che tu perda del tempo a inserire chiunque tu conosca o ti interessa conoscere in scatole, chiamate cerchie, è antisociale. Creare una community basata sul seguire, come Twitter, ma un contenitore, come Facebook, dove nessuno può essere amico di nessuno, ma solo reciproci follower è antisociale. E, per finire, rendere virtualmente impossibile invitare gli amici in Google Plus senza fare i salti mortali è antisociale.

Una community di introversi è una community?

Adesso, forse Google+ è la più grande community online di introversi e non vuole essere disturbata. Loro vogliono essere ispirati, vogliono leggerci sopra, vogliono usare Google+ come un newsreader de facto. Forse la loro tagline potrebbe essere “Google+: lasciami solo, sono felice dove sono, connettendomi solo con persone come me, possibilmente da tutti il mondo.”
Come ho scritto nel primo paragrafo, il Sommario, il SEO guru e speaker di Indianapolis, Michael Reynolds, ama Google+ e esattamente per le ragioni che ho notato anch’io:

“design elegante, nessuna pubblicità, alta qualità dei contenuti/interazioni, video hanghouts, community, in generale è solo un network ben progettato. Alcuni pensano sia un fantasma ma questo avviene solo perché non si sono mai veramente presi il tempo di istituire una presenza li (che è un bene). Sto cercando di rendermelo una buona fonte di contenuti, ispirazione e comunicazione.!

Alla fine del giorno, adoro avere i messaggi di uno in una mano e quelli di Facebook nell’altra. Li prendo entrambi per quello che offrono. E, mi manca Google Reader (oh Feedly e Flipboard, basta non sovrapporli); comunque, non riesco ancora a prendere di punta Google Plus, nonostante migliaia di persone mi abbiano aggiunto nelle loro cerchie e abbia raccolto oltre un milione di view. Ironicamente, quando Mr. Reynolds pubblicò il suo ultimo articolo, Perchè Google+ è il mio nuovo social network preferito, la discussione su facebook ha generato 22 commenti e 13 like ma quando lo ha postato su Google+ io sono stato l’unico a commentare e ci sono stati solo due +1, uno dei quali era mio. Ho portato ciò all’attenzione di Mike e lui ha risposto:

“Chris, tu hai pubblicato numerosi commenti su questo post e su altri network spesso questionando il mio engagement, ma io non sono sicuro tu abbia notato la parte dove dico “non sto cercando engagemente”. Tu hai ragione…  non si vedrà molto engagement da me. Questo perché io ricevo il massimo valore da Google+ leggendo i post degli altri. Io ho ricevuto molta ispirazione per il business in questo network.”

Classico antisocial networking!