Belladonna: generazione MySpace (4 anni dopo)

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Nel 2007, presentavo una trasmissione su una web radio romana, Web City Radio, di quella esperienza ricordo due cose: buona musica e MySpace.
Era l’anno del boom del Social Network in Italia e ricordo che gli artisti alla fine di ogni intervista lasciavano il loro contatto MySpace sperando di essere “addati” da più gente possibile.
Sono passati solo 4 anni ma sembrano passati decenni. In questi pochi anni My____  ha fatto in tempo a nascere, fare il boom, e svendersi .

Sono sicuro che in molti, come me, in questi giorni vi abbiano ripensato. Immagino la gente che leggendo della vendita di MySpace per 35 milioni di euro, a fronte degli iniziali 580, ha rimesso mano al proprio profilo come si fa con le vecchie foto, guardandole con piacere misto a nostalgia.

Nel 2007, però, la forza di MySpace era dirompente, e dedicare delle trasmissioni radio alla sua sortita nel mondo della musica nostrano era d’obbligo. In una di quelle puntata ospiti di MArteLive Onde Radio sono stati i Belladonna, la prima band italiana a raggiungere il successo mondiale con il semplice profilo MySpace.  Come nel resto del mondo ci erano riusciti gli Arctic MonkeysLily AllenMika ed i Cansei de Ser Sexy.
5 giovani romani hanno reso possibile un sogno: hanno fatto il salto dalla cantina al palcoscenico mondiale ancora prima di mettere effettivamente sul mercato i loro dischi.

Preso dalla nostalgia li ho ricontattati, erano impegnati in una serie di concerti oltremanica, ma grazie all’ e-mail e alla passione di Dani Macchi, sono riuscito ad avere una loro intervista.

In Italia, il gruppo simbolo del boom di MySpace sono i Belladonna.
Dopo quasi 6 anni dall’apertura dell’account sul primo SocialNetwork chi siete diventati?

Dani Macchi: Siamo totalmente quello che eravamo prima, delle persone che hanno dedicato la loro vita e il loro essere al fare musica. Grazie al passaparola che permettono i Social Network la nostra musica ha ottenuto enorme popolarità e riconoscimenti incredibili in tutto il mondo, ma questo non ci ha, né ci avrebbe mai potuto, cambiare come persone.

Usate ancora MySpace? In che modo?

D.: Ormai non più, salvo aggiornamenti di routine. Hanno tutti traslocato su Facebook da anni ormai.

Oggi MySpace è stato svenduto dalla News Corp. di Murdoch, che l’aveva pagato 580 milioni di dollari, a Specific Media per 35. Questo ne dimostra il crollo. Ma voi che ne avete vissuto alla grande il momento di massimo splendore che giudizio ne date a posteriori?

D.: Incredibilmente positivo. E’ stata davvero un’Età dell’Oro per la musica indipendente di tutto il mondo, una fase in cui era il passaparola a  far vivere la musica nei cuori di millioni di persone di tutto il mondo, non la forza dei budget delle multinazionali del disco o dei grandi media di entertainment. Per quei pochi anni è stato davvero Power To The People! E infatti secondo noi non è un caso che MySpace sia stato fatto morire.

Avete cavalcato alla grande l’onda anomala generata da MySpace, ma come è andata la migrazione sulla nuova generazione di Social Network come Facebook e Twitter?

D.: Facebook e Twitter non sono incentrati sulla musica come era MySpace, ma sul personale. Il linguaggio è del tutto diverso, ma la nostra musica continua comunque a propagarsi per il mondo alla stessa velocità di quando eravamo su MySpace, solo che le statistiche e i numeri sono meno pubblici o evidenti.

In questi anni di successo internazionale siete mai riusciti a capire cosa avete fatto “di giusto”? Quale è stata la chiave web 2.0 del successo? (al netto della buona musica s’intende!)

D.: Noi abbiamo sempre cercato solo di fare quello che da sempre cerchiamo di fare al nostro meglio, ovvero trasformare in musica il nostro essere umani, di essere i migliori Spacciatori DI Emozioni possibile… e forse in un’Era dove la musica è generata dai software e non più dalle mani e dai cuori di esseri umani, un’Era avara di Emozioni, questo fa la differenza. Ma non è stato certo da noi studiato o addirittura voluto, noi siamo rimasti sorpresi dal passaparola su di noi nel mondo più di chiunque altro, ti assicuro. Ne siamo tuttora quotidianamente stupefatti.

Avreste mai pensato di diventare letteratura per geek e nerd dei social media?

D.: Mai, ma figuriamoci!! Numerose sono ormai le Tesi di Laurea in Scienze della Comunicazione  che vedono come protagonista principale la nostra band, e anche qui solo il pensiero ci lascia assolutamente strabiliati!

A Luglio prende il via il vostro ennesimo tour oltremanica, mentre in Italia il vostro successo è stato attenuato. E’ tutta colpa del Digital Divide?

D.: In Italia il rock non ha mai attecchito come fenomeno culturale, ma ha sempre solo risuonato come eco lontana di culture lontane. Del resto perfino i Lacuna Coil – sicuramente la rock band italiana più di successo nel mondo di tutti i tempi – qui in Spaghettonia sono ancora relativamente degli sconosciuti, rispetto allo status a dir poco enorme che hanno fuori dai nostri confini. Del resto, se si pensa a chi viene considerato “rock” in Italia dai media e dal grande pubblico, è probabilmente inevitabile. E in ogni caso per noi non ha alcuna importanza: se volessimo avere successo suoneremmo – come cercano di fare tutti – musica adatta per essere suonata dai grandi network radiofonici o per essere apprezzati dalle webzine indie-trendy, e non certo – come facciamo da sempre –  la musica che sgorga dai nostri cuori.

I prossimi progetti dei Belladonna?

D.: Continuare a comporre, registrare e suonare dal vivo, alla nostra maniera, senza compromessi. Per continuare ad emozionarci con la nostra musica: siamo sì Spacciatori di Emozioni, ma ne siamo anche i primi e principali Consumatori, veri e propri Junkies delle nostre stesse Emozioni.

 

Un commento su “Belladonna: generazione MySpace (4 anni dopo)

  1. Pings/Trackbacks New Myspace riprova a rilanciare il Social Network della musica | Apprendista Geek | Mark Bartucca

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