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Lavoro: farsi scegliere potendo scegliere. Intervista con Anna Martini

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Anna Martini

Anna Martini è consulente nel settore Outplacement e Career Management.
Attraverso il suo blog, ed a vari articoli su webzine di settore, dedica molte riflessioni al mondo dell’ HR, con particolare attenzione al Personal Branding.
“Sogna un mondo in cui tutti possano fare un lavoro che amano, sentendosi “al posto giusto”. Per lei fare Personal Branding significa donarsi il lusso di farsi scegliere potendo scegliere!”

10 anni tra Selezione, Outplacement e Career Management. Cosa è cambiato nella selezione da quando hai cominciato a lavorare?
Sono sicuramente cambiati gli strumenti sia per chi cerca lavoro, sia per chi deve selezionarli. Non parlo solo di possibilità di leggere, pubblicare e rispondere ad annunci on line, ma della possibilità di creare, attraverso l’uso dei Social Network, uno stream dinamico, sempre aggiornato, su di noi che avvalori il nostro CV.
Dico solo che se allora avessi avuto tanti strumenti e la predisposizione ad utilizzarli in maniera propedeutica al mio obiettivo, avrei certo fatto meno errori, meno fatica e avrei raggiunto più risultati!

Il tuo motto è “farsi scegliere potendo scegliere” , quintessenza del Personal Branding a cui tu dedichi ampie riflessioni sul tuo blog, e social media annessi. Ma quanto questo è un concetto in cui crede chi cerca lavoro?
Credo sia importante iniziare a farlo, è un’attività a cui bisogna dedicarsi in maniera naturale e coerente con la propria vision; è quindi fondamentale averne chiara!
Insieme a persone competenti in materia questo lavoro è decisamente organizzato e efficace!

 Tra la gente che selezioni quanti riescono a fare un buon Personal Branding? E quale è stata l’iniziativa che ti ha colpito di più?
Oggi  mi dedico meno alla “Selezione” e di più all’Outplacement, ma devo dirti che in entrambi gli approcci vedo dei reali cambiamenti di risposta del mercato del lavoro.
Tanti impostano strategie di Personal Branding on line, un po’ di meno mantengono un atteggiamento costante e solo alcuni arrivano al risultato!
Apprezzo sempre l’intraprendenza nell’utilizzo degli strumenti che l’Web 2.0 ci offre, si parla di Guerrilla web marketing no? Alla fine la cosa fondamentale resta il “farsi scegliere , scegliendo!”

Chi fa selezione (indipendentemente dagli obiettivi dell’azienda) cosa cerca in un candidato?
Per assurdo l’obiettivo del candidato e del selezionatore è lo stesso: il candidato vuole il lavoro, il selezionatore vorrebbe assegnarglieloe fare il minor numero di colloqui possibile!
L’unico vera ragione che trasforma un colloquio in un interrogatorio è proprio la necessità che ha il selezionatore di ricostruire, in maniera chiara e coerente, il trascorso professionale e personale dei candidati.
Se tutto potesse essere talmente lineare dall’inizio . . . sarebbe più semplice per entrambi!
…e da dove partire per lavorare sulla linearità se non dal proprio Personal Branding?

L’employer brandig è invece l’attività di promozione messa in essere dalle aziende per attrarre i “talenti”. In Italia funziona? O ci si fida di più dell’ “amico di…”?
In un mio post parlo di “Due piccioni con una fava” perché un’azienda, ad esempio, che utilizza i Social per attrarre i migliori talenti, aumenta contemporaneamente il proprio brand, dando visibilità e coerenza all’immagine che vuole dare di sé al proprio business andando a identificare le migliori persone.
Un candidato, invece, che fa personal branding online, saprà farsi trovare da chi cerca, saprà far pervenire prima di ogni altra informazione, quella che lui vuole trasmettere, quella che influenzerà, positivamente, il pensiero di chi lo cerca, saprà farsi scegliere scegliendo!
Sicuramente l’Employer Branding funziona e le nuove generazioni lo stanno davvero sperimentando utilizzando una nuova modalità di comunicazione ed interazione con le aziende che da marchi diventano e si compotanto persone!

Fatto 100 il buon candidato per un primo impiego di medio livello, in che percentuale dovrebbe avere:
a) buon curriculum
b) inglese
c) 110/110 e Lode
d) un blog

Ripeto: fondamentale è che le informazioni siano avvalorate dalla reputazione stessa…. è più utile dire meno cose ma canalizzarle verso l’obiettivo stesso. Se i candidati implementassero strategie di personal branding online in maniera costante, etica, pianificata e trasparente i CV sarebbero quasi inutili!

Employer e Personal Branding sono due facce della stessa medaglia, ma quale porta a risultati migliori?
Quella messa in atto con reale passione, trasparenza e costanza!

Ultimo consiglio. Quale deve essere il primo passo per una campagna di promozione personale? E quale l’aspetto che non deve assolutamente mancare?
Il primo passo è tenere presente che il network va costruito e coltivato prima di averne bisogno e che bisogna dare prima di chiedere.
L’aspetto che non deve mancare è il senso di responsabilità necessario per gestire il tutto perché: i social media danno un grande potere che va gestito con altrettanta responsabilità per evitare che l’effetto, anziché positivo, sia negativo, sempre per farsi scegliere, scegliendo!

10 commenti su “Lavoro: farsi scegliere potendo scegliere. Intervista con Anna Martini

  1. Anna
    Piacevole ed interessante leggere la tua intervista. Stimolante il tuo motto (anche nella vita extra lavorativa).
    Come tuttte le volte che si legge qualcosa di interessante viene voglia id saperne di piu’… a quando un’ ulteriore intervista in cui scendere piu’ in dettaglio su alcuni importanti concetti e illustrando piu’ in profondo qualcuna delle tue esperienze in questo tuo difficile campo?

  2. Pings/Trackbacks La mia intervista: farsi scegliere, potendo scegliere! « Il Blog di Anna Martini

  3. Ritengo tutto una follia! Forse è il caso di tornare con i piedi per terra. In una società civile chi parla di fare “employer brandig”, “personal branding”, “HR Manager” e “una breakfast nel proprio building con una cup of tea insieme a tanti friends” dovrebbe essere preso a bastonate. Il problema è che non solo non viene preso per il culo, ma detiene anche la facoltà di decidere l’idoneità di un profilo per una posizione aperta sebbene di quel profilo e di quella posizione non ne capisca nulla!!!! E’ inutile cercare di fare della Vostra professione, nobile quanto quella dei vigili, una cosa seria. Il “selezionatore” è solo la massima espressione di una visione distorta del mondo del lavoro attuale, in cui non saper fare nulla premia, basta ubriacare l’interlocutore con ridicoli termini inglesi. Cortesemente estinguetevi.

    • @Juan ti ringrazio di aver commentato, tuttavia, non capendo chi sei e di cosa ti occupi, fatico a darti una risposta adeguata.
      Sono consapevole che non tutti credano con la stessa passione in quello in cui credo io e, le critiche, se costruttive, mi sono sempre di aiuto per migliorare e mettermi meglio nei panni della “gente”….perchè si…ti svelo che noi selezionatori….nella nostra visione distorta del mondo del lavoro facciamo proprio questo! e alle volte, come in questo caso, risulta complicato.
      Parlare di serietà, richiede prima di tutto il Saper essere seri, in fondo nessuno dei selezionatori dice di saper fare miracoli, proviamo solo a fare del nostro meglio. Capisco comunque la frustrazione che leggo nelle tue parole e me ne rammarico, so che il mondo del lavoro non è semplice. ti saluto

  4. @Anna: hai detto “nessuno dei selezionatori dice di saper fare miracoli, proviamo solo a fare del nostro meglio.”

    Io, dopo molti colloqui ai quali mi preparo sempre come se fossero un esame all’università, ho dei seri dubbi se i selezionatori si preparano altrettanto bene. E soprattutto, se quello che ho visto è il meglio, allora non oso immaginare il peggio…

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