Personal Branding, facciamo un po’ meno. Lettera aperta.

Contro l’abrutimento da Personal Branding a tutti i costi

Cari colleghi, amici, follower e following digitali, facciamo un po’ meno.
Stiamo rovinando internet, soprattutto noi, “i social cosi“, con questa scelta di vivere, di comunicare, di venderci come un brand. Noi non siamo un brand. Basta con il Personal Branding.

Coca-Cola è un brand, anche Macelleria da Pino, Bar Sport 2000, “er pakistano”, Ferrari sono dei Brand, noi no.

Ci siamo convinti che costringere la nostra personalità dentro un packaging accattivante, attiri l’attenzione e faccia di noi dei buoni professionisti, ci renda il giusto prodotto da acquistare, dobbiamo essere quello che vogliono i nostri clienti o le HR di questa o quella realtà, ma non è così.

Il Personal Branding era oggetto di satira già nel 2012, ‘I Am A Brand,’ Pathetic Man Says è un divertente articolo di The Onion che racconta molto bene come iniziamo ad essere percepiti:

“I am my own product,” the little worm said while staring at a laptop and depressingly shuffling between his Twitter, Facebook, LinkedIn, Google Plus, and Tumblr accounts.

Tra non molto avere un brand personale sarà uncool, unlikable, clumsy, so embarrassing, perché fare branding su se stessi ci rende disumani: un brand di un prodotto che comunica coerenza e perfezione è un buon brand, una persona che comunica le medesime cose è percepita come falsa, perché le persone sono fallibili e incoerenti, e lo siamo anche nelle vesti di professionisti, anzi di bravi professionisti.

I devoti del personal branding vi diranno che dovete comunicare quello che siete, e non quello che pensate possa piacere. Ma parliamoci sinceramente, chi lo fa di voi? Gli articoli che si leggono sui vostri blog vi mercificano, vi esaltano in quanto tool, non in quanto persone. I più attivi di voi appaiono ormai stanchi, avete le occhiaie nei video, la scrittura pastosa, la freschezza nei vostri articoli ha smesso di farsi vedere da troppo tempo, avete trovato la ricetta della buona minestra e allora proponete sempre quella, ma siete ormai esausti e non ve ne rendete conto.

Scrivete per Google anche negli articoli dove spiegate che “non bisogna scrivere per google, ma per le persone”, che “la persona è al centro”, che “Content is the king”, “Quality is the queen” e “I’m a little prince”.

Abbiamo tanto da dire, da raccontare, ma smettiamola di far finta di essere un brand e ridiamo a questi blog la dignità di spazio intimo e personale, e non di vetrina da centro commerciale.

Sinceramente, facciamo un po’ meno
Mark

Written by Mark Bartucca

Sono un blogger e un social media & web analyst, scrivo di social media, digital marketing e di argomenti legati all'innovazione e alla tecnologia.


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